“Uniti per affrontare meglio il mercato mondiale”; è questo il messaggio fatto proprio dagli operatori turistici riunitisi da giovedì scorso a Rho (Milano) per la 33esima edizione di BIT, la Borsa Internazionale del Turismo.
Anche nel settore turistico, come in diversi altri ambiti economici, “guadagnare” fa rima con “investire”; ciò non vuol dire però riversare ingenti somme in denaro senza un criterio ed un organizzazione credibile, adatta a far recuperare al nostro Paese il tempo perso rispetto ad altri soggetti a livello planetario.
Le eredità artistica, culinaria e paesaggistica italiana restano fondamenta di tutto rispetto dalle quali partire per riportare nei nostri confini coloro i quali nel corso degli anni, sicuramente attratti da alternative più economiche e “in grado di vendersi meglio” sul mercato, hanno goduto del favore dei villeggianti.
Nel corso degli appuntamenti organizzati al BIT si è parlato, una volta di più, di quanto l’eccessiva frammentazione dell’offerta turistica, la scarsa digitalizzazione dei titolari delle strutture (ancora piuttosto riluttanti a considerare il web come una fonte interessante di guadagno attraverso prenotazioni e pagamenti via carta di credito direttamente sul sito internet) e la mancanza di imprenditorialità di molti nell’affrontare le sfide del settore hanno spinto l’Italia in fondo alla classifica dei Paesi più prolifici.
Il meccanismo del “passaparola” tra conoscenti, seppur ancora molto importante soprattutto per realtà medio-piccole, è sempre più affiancato dalla possibilità di valutare preventivamente la soluzione turistica d’interesse attraverso portali dedicati, che raccolgono le esperienze di chi ha già soggiornato presso un certo albergo e/o ostello o ha approfittato di servizi di ristorazione.
Il documento programmatico per l’avvenire del turismo in Italia, controfirmato dal Ministro Gnudi, contiene alcune indicazioni interessanti per tutti coloro che vogliono affrontare questo genere di sfida in maniera preparata e indirizzata al successo. Ridiventare uno dei punti nevralgici del turismo in tutto il Mondo vuol dire formare una classe di operatori aventi un atteggiamento più imprenditoriale nei confronti della materia, con un miglioramento delle strutture ricettive e, nei limiti del rispetto della natura, delle infrastrutture locate sul territorio nazionale.
Il percorso per tornare a recitare un ruolo importante in questo ambito non è breve ma, come scritto precedentemente, deve essere frutto di un’attività di programmazione passo per passo; per questo motivo gli obiettivi trascritti hanno come orizzonte temporale il 2020.
In tempi difficili come quelli attuali il turismo e l’ospitalità possono davvero rappresentare una valvola di entrata importante per le ultime generazioni, con ripercussioni finalmente positive anche dal punto di vista occupazionale.
Concludendo, il BIT sta suggerendo agli operatori del settore turistico molto di più di un programma d’azione; quello che si cerca di trasmettere è una visione al contempo critica e positiva sullo stato dell’arte. La mancanza di imprenditorialità, tallone d’Achille di molti ambiti italiani, può essere superata solo ripensando il turismo in maniera meno provinciale e superficiale.
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